Rifocalizzare il modello di business alla luce delle mutate condizioni

Di fronte al cambiamento dello scenario domestico e non solo, moltissime imprese sono chiamate a ogni sforzo per aggiornare dove possibile le proprie modalità operative, orientandosi verso soluzioni digitali e forme di collaborazione “smart”.

SELEZIONE NATURALE COVID-19

  • Il virus e la pandemia hanno accelerato i processi di automazione e di sviluppo delle tecnologie digitali: smart working e servizi da remoto hanno contribuito a sostenere gli affari di molte imprese che avevano orientato gli investimenti nell’innovazione della propria attività. Infatti, la digitalizzazione rappresenta lo strumento fondamentale per cercare di arginare la crisi che sta colpendo diversi settori merceologici e per certi aspetti rappresenta un’alternativa tra la sopravvivenza di un’impresa e il suo default.

LE 3 SFIDE

  • Tra le priorità nelle strategie future di business, la trasformazione digitale è sempre più un imperativo, non una scelta, anche nella creazione di un’esperienza positiva, connessa e fluida per dipendenti, clienti, partners, ecc.
  • L’enorme mole di dati sui clienti è destinata ad aumentare in maniera esponenziale, rendendo questo aspetto cruciale nella logica dei mercati.
  • Le aziende che raccoglieranno queste informazioni in processi sempre più integrati, necessiteranno anche di adeguati sistemi per la difesa informatica, incentivato da un contesto dove qualsiasi macchina e oggetto sarà connesso alla rete. Una sfida per la quale molte aziende si stanno preparando, perché senza queste tecnologie chiave sarà difficile essere competitivi in futuro.

3 SBLOCCHI PER LA CRISI

  • In molti casi la pandemia è stata un aggravio inaspettato, per non dire un fulmine a ciel sereno che ha tagliato le gambe a tanti operatori economici. Preso atto di ciò, l’imprenditore, sostanzialmente ha 3 strade dinanzi a sé:
    cessare l’attività o passarla di mano: il discorso è chiaro, non servono ulteriori approfondimenti e chiudiamo qui la materia, rinviandola ad altra sede;
    effettuare nuovi investimenti (più soft che hard); difficilmente il riposizionamento o la ripresa arriveranno senza effettuare investimenti;
    aggregarsi con altre imprese: sarà difficile mettere in atto una strategia che non comprenda anche rapporti di “collaborazione“.

RISCHIO

  • Le nuove tecnologie digitali, senza il coinvolgimento e l’ingaggio delle persone che dovranno usarle, rischiano di creare organizzazioni ancora più rigide e aride, anziché agili e innovative.

NEGOZI NOIOSI

  • A dispetto di chi profetizzava la fine dei negozi fisici a favore dell’e-commerce, sembra ora che a sparire saranno solo i negozi fisici noiosi: il punto vendita fisico 4.0 va al di là del prodotto, in quanto offre anche “esperienze”.

CAPO SMART

  • Anche il management deve cambiare: non si governa più l’azienda, ma l’interconnessione tra sistemi e dispositivi diversi per gestire tutte le informazioni e relativi processi al servizio di un sistema aziendale sempre più complesso.

DOVE E COME INVESTIRE
Gli investimenti rappresentano la leva essenziale per il riposizionamento e la crescita di qualunque attività, impresa o lavoro autonomo. Evocando la parola investimenti, spesso l’imprenditore pensa a beni materiali (immobili, macchinari, impianti, ecc.), ma sarà più opportuno orientarsi sui beni immateriali e tra questi indubbiamente sulla tecnologia che deve supportare l’azienda verso i nuovi paradigmi di mercato. Tanto per fare alcuni esempi si possono annotare le azioni di:

  • rebranding;
  • marketing;
  • interconessioni tra sistemi diversi (piattaforme social);
  • multicanalità;
  • e-commerce;
  • virtualizzazione del prodotto;
  • tracciamento prodotti/logistica;
  • assistenza post vendita, ecc.

SMART MANAGEMENT
Sulla scia di quanto già rilevato negli ultimi anni, nel medio-lungo termine sarà la gestione della customer experience a fare la differenza, più ancora delle politiche di prezzo e di prodotto. A dispetto di chi profetizzava la fine dei negozi fisici a favore dell’e-commerce, gli esperti ribadiscono che a sparire saranno solo i negozi fisici noiosi. È questo il leitmotiv: il cliente si recherà in un punto vendita fisico, se lì troverà una molteplicità di tecnologie visibili e invisibili per tessere un rapporto basato sull’empatia e sul servizio correlato (al di là del prodotto), mirato e quanto più possibile personalizzato per ogni tipo di cliente. Ecco quindi che l’imprenditore anche con l’ausilio di personale formato ad hoc, deve assolvere la funzione di “smart management” utilizzando al meglio l’innovazione digitale tra sistemi e dispositivi diversi per gestire tutte le informazioni e relativi processi a servizio del sistema aziendale sempre più complesso.

AGGREGAZIONI
In relazione alle aggregazioni, è noto che il nostro tessuto imprenditoriale è formato in larga parte da Pmi poco capitalizzate e strutturate. È altrettanto nota la ritrosia di molti imprenditori nell’ampliare la base proprietaria/decisionale, che si rassegnano a rimanere piccoli, ossia indipendenti, senza costituire soggetti partecipativi. Tale fenomeno, se ha pagato negli anni passati, oggi mostra tutti i limiti del caso. Ne consegue che l’imprenditore un po’ illuminato, nella strategia a breve non può fare a meno di prendere in esame forme di aggregazione. Tra queste e al di là delle diverse e conosciute forme societarie, ben potrebbero essere esaminate e concluse collaborazioni di distretto o di filiera, facendo ricorso a modelli più flessibili come i contratti di rete.

RIPARTIRE DA 8 DOMANDE
Studi diversi pongono in evidenza che le imprese più sensibili al cambiamento, ossia all’open-innovation, sono avvantaggiate rispetto ai concorrenti più arretrati. Sul punto merita di essere segnalata l’iniziativa Unicredit-Sace-Cdp con Microsoft, come una sorta di percorso formativo interamente digitale dedicato alle imprese che ha definito i seguenti punti di osservazione/approfondimento:

  • Imprese post Covid19: da dove ripartire?
  • Trasformazione digitale: processi, dati, sicurezza. Come ripensare la digitalizzazione della propria azienda?
  • Export management del Made in Italy: cosa cambia e quali sono le nuove geografie cui possiamo riferirci?
  • Catena della distribuzione (supply chain): come ridefinire la catena dei fornitori partendo dal digitale?
  • E-commerce: siamo di fronte a nuovi comportamenti d’acquisto: come scegliere il market place?
  • Crisi, export e intelligenza artificiale: quali rotte seguire?
  • Risk management: ripensare o costruire la cultura del rischio in azienda?
  • Una rivoluzione in corso: cosa cambia nelle relazioni di lavoro? Come viene recepito un prodotto, servizio o marchio?

    I 3 PILASTRI DEL NUOVO MANAGEMENT
    Gli elementi sopra indicati rappresentano senza dubbio il viatico dell’imprenditore che ha una visione del futuro per il proprio business. La capacità innovativa unita alle competenze (saperi) sono elementi fondamentali di un processo di digitalizzazione di successo. Qui si innestano i 3 pilastri del nuovo management che, per forza di cose, non potrà rimanere ancorato ai paradigmi tradizionali (tempo, controllo, presenza, ecc.) ma dovrà adottare le nuove metriche della digitalizzazione:
  • accountability (auto responsabilità): le persone all’interno dell’organizzazione e a tutti i livelli assumono la responsabilità dei risultati che producono e mettono in campo le proprie competenze, abilità e risorse per raggiungere gli obiettivi rendicontati o, ancora meglio, autoderminati;
  • purpose (scopo): rappresenta gli obiettivi delineati dall’organizzazione, che deve essere in grado di indicare traguardi stimolanti, realistici, condivisibili e misurabili, anche al di fuori dalle tradizionali misure adottate in precedenza;
  • engagement: è la capacità di coinvolgere le persone rispetto agli obiettivi dell’organizzazione in modo così significativo da generare attenzione, pensiero innovativo ed energia addizionali nel lavoro.

Senza il coinvolgimento e l’ingaggio delle persone che dovranno usarle, le nuove tecnologie digitali rischiano di creare organizzazioni rigide e aride anziché agili e innovative. In conclusione, lo scenario che si va profilando richiede un’identità chiara/riconosciuta, un sistema di risorse e capacità di pensiero strategico.

Alessandro Pescari

Fonte: Ratio Azienda | 16.02.2021 [n. 3/2021 • 17386]

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